AVVENTO È SOBRIETÁ



Domenica 3 dicembre 2017, I domenica di Avvento a Rosolini la fraternità ofs di Augusta ha avuto la gioia di iniziare il periodo d’Avvento in compagnia delle altre fraternità della provincia di Siracusa, presso l’oratorio della chiesa di San Domenico Savio.

Un raduno zonale copioso di Parola e di fratelli disposti all’ascolto e alla condivisione di un cammino che va incontro a colui che è venuto 2000 anni fa e viene tutti i giorni nelle nostre vite, portando fede, speranza e carità, le armi potenti della Luce che trionfano sempre sull’impero delle tenebre. Relatore dell’incontro, il nostro preziosissimo padre spirituale Maurizio Sierna che ci ha fatto dono di una riflessione carica di stimoli sul tema:” AVVENTO E’ SOBRIETA’: lo stile di vita di chi vigila”. Parole chiave del suo discorso sono state attesa, vigilanza, sobrietà, termini diversi per forma ma simili per significato o meglio per i diversi significati che evocano.

L’attesa si concretizza nell’accoglienza di Gesù che si fa Parola di vita, che dà voce a chi non ha voce, tutti diventano prossimo del e per l’altro. Attendere quindi è amare senza addormentarci storditi dal frastuono delle cose terrene. E qui subentra la vigilanza, perché solo un’attesa vigile ci può fare destare nei confronti della realtà vera che è presenza di Dio.

Smettiamo quindi di dormire e per di più di dormire e vagabondare in sogni ad occhi aperti che ci impediscono di vedere Dio anzi ci allontanano da Lui.

Basta guardare il creato, gli uccelli, i bambini, i fiori del campo, gli anziani…...tutto questo è presenza viva di Dio. Quindi camminare nella notte, ma vigilanti come i pastori a cui gli angeli annunziarono la lieta notizia della venuta di Dio.

Complementare all’attesa e alla vigilanza è la sobrietà, intesa come uno stile di vita che deve accomunare tutti noi seguaci di Cristo.

Sobrio è colui che vive in modo innocente, che non nuoce, misurato, pieno nei sensi, ordinato, nei limiti. Quello improntato alla sobrietà  è uno stile di vita sostenibile ossia capace di un futuro, uno stile non livellato ma originale; un vivere fraterno in cui nessuno si arricchisce alle spalle dell’altro, ma tutti indirizzano le rispettive risorse alla promozione dell’essere e  rifuggono dall’avere, dal possedere in senso materiale. La sobrietà colora la vita, si manifesta nello stupore per le piccole cose, le sfumature i dettagli, esprime l’esistenza come premura e servizio verso gli altri.

Essa deve misurarsi con l’uso dei beni materiali, Papa Francesco dice che tutta l’economia è da ripensare, si  deve passare da una civiltà del sempre di più a una civiltà del può bastare. Dovremmo pensare in modo tale da rispettare e far valere i diritti dell’ambiente e delle generazioni future. È  nostro dovere chiederci se siamo stati capaci di custodire gelosamente la Terra che senza merito abbiamo ereditato da Dio. E scopriremo che sono proprio le nostre scelte quotidiane, il nostro stile di vita che ci consentono di restituire alla Terra ciò che merita. In questo quadro si inseriscono tutte quelle decisioni che possono generare solo dei vantaggi per la nostra vita e per il bene del mondo circostante come il riciclo, non bisogna sempre comprare il nuovo a tutti i costi, possiamo anche chiedere in prestito le cose che non usiamo spesso per esempio ad un vicino, ad un amico, ad un parente, possiamo acquistare a km zero, evitare di sprecare carburante magari andando a piedi o in bicicletta, fare la raccolta differenziata, proteggere spazi verdi comuni….

Queste possono sembrare piccole cose, ma sappiamo bene che anche il sassolino piccolo gettato nell’acqua produce cerchi che occupano una grande superficie.

Non bisogna incorrere però in due gravi rischi: il primo è quello di considerare la sobrietà come una lista di precetti, un elenco di ciò che si deve o non si deve fare; il secondo è quello di evocare nell’immaginario collettivo una visione sacrificale della sobrietà, come di una rinuncia che ci costa fatica. Niente di più sbagliato, noi parliamo invece di una sobrietà felice, di uno stile di vita in cui ogni cristiano deve dare il proprio contributo per la costruzione di un mondo più equo e più giusto e nel fare questo non può  che ricevere una gioia senza eguali.

Un personaggio che incarna questo stile di vigilanza, attesa e sobrietà è quello di Giovanni Battista, colui che prepara la strada al Signore. La sua è una figura caratterizzata da sobrietà e essenzialità nel modo di vestire, solo pelli di cammello, nel modo di mangiare, miele e locuste.

È umile, è la voce dinnanzi alla Parola, colui che battezza in acqua di fronte a chi battezza nello Spirito Santo, lui è la lampada Gesù è la luce.

Egli non si limita a preparare la strada al Signore, ma diventa  strada per l’uomo affinchè incontri Dio, diviene un accompagnatore spirituale che gli fa ascoltare la verità di Cristo perché ha veramente sperimentato Gesù nella strada con la gente. Insegna che per camminare verso il Signore non bisogna mai essere soli.

Il contrario di sobrio è ebbro che vuol dire ubriaco, su di giri, fuori le righe, fuori controllo, smisurato. La nostra è purtroppo una società ebbra di consumi, di piacere, di narcisismo, noi siamo ubriachi di cose da fare e perdiamo di vista le cose essenziali.

Sono tante le distrazioni che sopraggiungono cammin facendo, le ansie, le preoccupazioni, la lotta  con il tempo di cui vorremmo avere pieno controllo, e questo aspetto della nostra vita ci è stato sapientemente sottolineato dalle nostra Ministra Stefania Quartarone nell’ultimo incontro settimanale prima del Natale dal titolo”Sobri perché Affidati.

Vivere affidandoci a Dio è vivere nella sobrietà ricercando l’essenziale e l’essenziale è il Regno di Dio e la sua Giustizia, tutto il resto ci viene dato in aggiunta da un Dio che ci ama e si prende cura di noi perché conosce bene i nostri bisogni. Il brano tratto dal Vangelo di Matteo cap. 6, vv.25-34 spiega in maniera eloquente il valore di quell’affidarsi a un Dio che così come adorna di bellezza il giglio del campo altrettanto farà con noi uomini, sue creature adorate e ci incoraggia ad abbandonarci nelle sue braccia dicendoci:”non preoccupatevi troppo per il domani; ci pensa lui, il domani a portare altre pene. Per ogni giorno basta la sua pena”.

Vivere nella sobrietà è essere acqua nelle mani di Dio che Lui plasmerà secondo la sua volontà.

Possiamo affidarci pienamente alle mani del Signore, Lui ci darà gli strumenti per poter vivere con i nostri limiti riuscendo  a farne dei punti di forza.

Non facciamoci immobilizzare dai nostri problemi, dalle nostre angosce, dalle nostre disperazioni, Gesù ci insegna a passare dalla schiavitù al servizio. Non vittime del nostro essere ma servi per scelta, per un gesto d’amore verso il fratello che riconosciamo come tale; affidati quindi per andare altrove, altrove da noi stessi, dal nostro egoismo per vivere e costruire relazioni vere; quando ci affidiamo alla Provvidenza ci affidiamo anche ai nostri simili attraverso cui Dio ci da dei segni. Quindi tocca a noi spalancare gli occhi per coglierli e fare la Sua volontà.

La sobrietà non può esserci senza l’affidamento perché si resterebbe ricchi di se stessi, essa ha a che fare con lo spogliarsi, il consegnarsi, l’accogliere e pertanto implica uno spostamento dalle nostre ricchezze verso la povertà degli altri.

Buttiamo via dunque gli accessori, il superfluo e il sostituibile in favore di una esistenza che si basi sulla realtà della parola nel completo affidamento a un Dio vero e reale non a un suo ideale.

Procedendo in questa direzione è fondamentale trovare un giusto equilibrio tra la conoscenza di noi stessi e la fiducia in Dio. Se non prendiamo coscienza delle nostre debolezze e fragilità non ce ne potremo mai liberare, ma tenderemo sempre a una maggiore ed egoistica perfezione di noi stessi, tagliando fuori quel Dio che ci ha creati così unici come siamo e che è sempre pronto a venirci incontro e non si stanca mai di noi, piuttosto siamo noi a stancarci di seguirLo!

Buon Avvento dunque e buona meditazione a noi tutti!

 

Eleonora Bari