L'ASCOLTO DELL'ALTRO



L’ascolto è una di quelle cose che tutti dicono di praticare ma che, nei fatti, rimane sempre e solo un obiettivo mai raggiunto.

Sarà colpa del mondo frenetico, sarà colpa che troppe cose giungono al nostro udito, sarà che, soprattutto con l’avvento delle nuove tecnologie, sono altri i sensi ad essere colpiti, in particolare la vista; sarà che forse “ne abbiamo tante noi da raccontare”; ci saranno altri mille fattori certamente: ma il fatto è che ormai sono veramente poche le persone che hanno la pazienza e, soprattutto, la capacità di ascoltarci.

Prendendo spunto da un doppio incontro dell’OFS con Fra Matteo Pugliares, mi sembra giusto soffermarmi su questo elemento fondamentale della relazione. Non sussiste nessuna relazione umana se non si è disposti all’ascolto, non solo delle parole dell’altro, ma anche di ciò che ci dice il suo corpo, di ciò che ci dicono i suoi gesti. L’ascolto è roba difficile, ma tuttavia innata in noi. Il problema è cercare di trarre frutto da questa nostra capacità proprio per andare incontro all’altro. L’ascolto è sicuramente il primo movimento di quello che si chiama “farsi prossimo” e di cui il Papa ci parla sempre così diffusamente in quasi tutti i suoi discorsi e in tutti i suoi scritti. A proposito: le parole del Papa vanno ascoltate e non semplicemente sentite. Quello che Francesco ci dice è rivolto sempre al nostro cuore, alla nostra anima e non è mai un mero esercizio intellettuale. Per capire questo Papa – che, alcuni, bistrattano in maniera anche molto evidente – c’è bisogno di disporsi veramente alla sua sequela, che poi è la sequela di Gesù Cristo.

Ritornando all’esercizio dell’ascolto, Fra Matteo ha suggerito 4 passaggi fondamentali per arrivare ad un ascolto almeno accettabile dell’altro.

  1. Non avere fretta            
    Come dicevo all’inizio viviamo nel mondo “di corsa”. Ciò fa si che magari nel momento in cui l’altro ci chiede un attimo di attenzione, allora in quel momento quell’attimo non ce l’abbiamo. Magari, per non dispiacerlo, gli dedichiamo qualche minuto, speso però distrattamente, con l’occhio all’orologio perché altri impegni ci aspettano. Meglio rimandare, meglio essere sinceri e darsi un altro appuntamento perché non si può trarre nessun profitto di un ascolto fatto in questo modo.
  2. Non avere pregiudizi   
    Su questo punto si potrebbe scrivere un trattato intero. Le nostre relazioni, a qualsiasi livello, sono spesso intessuti da un giudizio a priori sull’interlocutore. Ciò fa sì che quello che ci arriva dall’altra parte non è serenamente accolto per quello che è, ma piuttosto venato, marchiato dall’opinione, spesso affrettamente conferita, che io ho dell’altro. Il pregiudizio è uno dei nemici più grandi della relazione, perfino quando questo pregiudizio è positivo. Qualsiasi opinione preconcetta non ci permette di ascoltare quello che ci viene detto con serenità, con vera apertura d’animo. È come se il messaggio dell’altro, prima di arrivare a noi, debba passare le famose forche caudine e da questo passaggio dipende quanto possiamo accogliere e quanto no.
  3. Essere capaci di “muoversi” verso l’altro          
    Se ascoltando l’altro rimaniamo nelle nostre posizioni o, per meglio dire, non abbiamo la disponibilità a muoverci verso l’altro, allora il nostro gesto può risultare vuoto. Se non ho la capacità di indossare le vesti dell’altro, di mettermi nella sua posizione; se non ho voglia di sporcarmi con i problemi che l’altro si porta dietro, allora è meglio rinunciare. Potrò al massimo sentire, ma mai vivere l’altro nella sua umanità e nella sua complessità. Ognuno di noi non è mai una macchina semplice, non è mai lineare e di facile lettura. Perché ognuno di noi si porta dietro una storia che è propria e che nessun altro. C’è una famosa canzone del gruppo britannico Depeche Mode che si intitola Walking in my shoes che nel suo ritornello ha questi quattro versi:       
    non sto cercando l’assoluzione               
    il perdono per ciò che ho fatto 
    ma prima che tu arrivi a qualsiasi conclusione 
    prova a camminare nelle mie scarpe
  4. Avere una visione d’insieme   
    Si può dire che è il movimento contrario a quello precedente. Nell’ascolto dell’altro non ci si può fermare al particolare ma bisogna saper cogliere il contesto, saper costruire una scena in cui quello che ci viene detto va collocato, naturalmente non per giudicare ma per capire meglio. Allora bisogna, in qualche modo, usare un grandangolo per raccogliere il panorama. È forse uno dei momenti più difficili, perché c’è il rischio di diventare freddi esaminatori, il che è naturalmente il contrario di ciò che si vuole fare. Tuttavia per l’ascolto è un passaggio fondamentale, se esso effettivamente vuole essere un momento di aiuto dell’altro.

 

A proposito di quando ho appena scritto: l’ascolto dell’altro non è soltanto finalizzato al bene di chi si ascolta. Ascoltare l’altro spesso aiuta ad ascoltare se stessi, a comprendersi e ad aiutarsi.

Dovrei adesso parlare di cosa impedisce l’ascolto, di quali sono i disturbi nel canale di trasmissione. Visto che già sono diventato troppo lungo, approfondirò il tema un’altra volta.

 

Giuseppe Di Grande