"SPIAZZATI DA DIO"... Centro Utopia, 29 e 30 settembre
Cominciando a scrivere queste righe, ci siamo immediatamente chiesti: potremmo mai restituire con le parole le emozioni e le sensazioni vissute in due giorni di comunione e di fraterna condivisione di ritiro? La risposta è fin troppo scontata: non si può mai capire attraverso un racconto quello che effettivamente si è vissuto. Si può tentare, ma il risultato sarà sempre sotto le attese…
Quest’anno – per motivi contingenti – il tradizionale Campo Estivo dell’Ofs di Augusta si è trasformato in una due giorni di ritiro. Ma, grazie alla mano sapiente del Signore, quello che sembrava un ripiego, in realtà si è trasformato in una grande opportunità. Intanto per il momento in cui esso è caduto: proprio a ridosso della Festa di San Francesco d’Assisi, che per l’Ordine rappresenta sempre il momento clou di tutto l’anno pastorale. Idealmente abbiamo cominciato questi festeggiamenti proprio con questo ritiro.
Non è quindi certo un caso il tema scelto per dipanare il cammino lungo il quale ci siamo imbarcati in questi due giorni: “SPIAZZATI DA DIO… Cambiare posto per andare oltre il conosciuto, verso le periferie e le frontiere” tratto dall’Esortazione Apostolica Gaudete et Exultate di Papa Francesco. Un cammino che non è stato certo facile perché è sempre più semplice rimanere nel proprio guscio e chiudere gli occhi di fronte alla complessità che Dio presenta ai nostri occhi. Ma l’essenza del cristiano – del francescano in particolare – non può, e non deve, mai essere quella di sedersi in poltrona e guardare gli eventi che gli scorrono davanti. Il cristiano, il francescano, deve essere sempre lì, dove il Signore gli indica di andare a lavorare, a sporcarsi le mani. Papa Francesco ce lo dice in continuazione: se vogliamo incontrare Dio ci dobbiamo spingere verso l’oscuro e lo sconosciuto, verso quelle periferie e quei confini non sempre agevoli da raggiungere ma soprattutto da abitare. I due relatori che ci hanno accompagnati nelle riflessioni – Fra Maurizio e padre Andrea Zappulla – in questo senso ci hanno dato dei sonori “schiaffoni” e ci hanno mostrato delle possibili vie per giungere laddove il Signore ci vuole. Avvertendo però che non esistono ricette pre-confezionate valide per ogni situazione. La nostra Fraternità dovrà trovare la sua strada. Così, proprio con questo ritiro, ci siamo di nuovo messi in cammino, sebbene non si possa dire che ci siamo mai fermati. Tuttavia l’esigenza di farsi di nuovo, ancora una volta spiazzare da Dio ci ha spinti a riflettere sulla nostra condizione. La cosa più emozionante è che non lo abbiamo fatto con le parole: “faremo questo, faremo quest’altro ancora e poi ci resta ancora questo…”. Lo abbiamo fatto con i gesti, con gli affetti, con le sensazioni che ci siamo via via trasmessi. Lo abbiamo fatto in una notte oscura, fredda, proprio fuori dalle camere che ci alloggiavano. Lo abbiamo fatto con il Rosario in mano, consapevoli che senza l’aiuto della Preghiera non saremmo arrivati da nessuna parte. E così quel cammino cominciato nell’oscurità e nel freddo, via via si è riscaldato e ci ha fatto scoprire un cielo stellato sopra di noi nell’autunno del Centro Utopia che ci ha dato coraggio. Coraggio che ci derivava dal fatto che quel cammino era fatto insieme ai fratelli con Gesù e la Madre Sua in testa al gruppo. Si potrebbero tentare mille analisi sociologiche per spiegare che cosa succede in un Gruppo che fa questo tipo di esperienza; nessuna di questa riuscirebbe però a spiegare per intero quello che avviene. A meno di accettare che lo Spirito di Dio si è messo in mezzo a noi e ci ha indicato la strada. Alla fine siamo arrivati alla tenda del Signore, non certo un grande tempio piastrellato da costosi marmi. La semplicità – perché Dio è semplice – dell’approdo ha detto molto a noi presenti lì in quel momento e ci ha convinti che tutti ce la possiamo fare a dare la nostra disponibilità a Dio che poi ci dirà dove andare.
Questo ritiro si è caricato si un ulteriore significato. In maniera casuale (ma siamo sicuri che sia proprio casuale?) è stato vissuto due giorni prima di un altro importantissimo momento che la Fraternità vive e cioè quello delle Professioni dei nuovi ammessi all’Ordine. Quest’anno il Signore, in maniera del tutto inaspettata, ci ha dato l’occasione di cogliere un’ampia messe. Saranno ben undici i professandi che il 2 Ottobre si presenteranno davanti all’altare del Cristo Re per poter pronunciare il proprio Si al Signore secondo la via di Francesco. Verso questi nuovi fratelli naturalmente si è mostrata un’attenzione particolare. Per loro proprio domani si apre una strada nel loro percorso di cristiani che di certo non comincia con questa professione e che non terminerà con essa. A loro gli auguri dell’intera fraternità.
Naturalmente tutta la Comunità è invitata a partecipare a questo momento così importante. E a stringersi attorno ai professandi che saranno rassicurati dall'avere tanti fratelli attorno a loro.